43′ OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL – Barbiero, Gallo, Brunod – Ottaviano: Gulliver

Viaggi raccontati con suoni inattesi. E Barbiero, Gallo, Brunod accolgono a Ivrea Roberto Ottaviano.

Ottaviano

Articolo di Daniela Floris. Foto di Carlo Mogavero per JazzDaniels

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 43 edizione, Ivrea, Cortile Museo Garda, venerdì 8 settembre, ore 21

Gulliver – Jandomusic Via Veneto Jazz VVJ45

Massimo Barbiero, batteria e percussioni
Maurizio Brunod, chitarra elettrica ed effetti
Danilo Gallo, contrabbasso
Roberto Ottaviano, special guest, sax soprano e voce

Dopo molte vicissitudini l’Open Papyrus Jazz Festival mette in scena la 43′ edizione. A settembre, ma si spera che il direttore artistico Massimo Barbiero riesca, l’anno prossimo, a tornare alle tradizionali date di marzo. Si susseguono le varie amministrazioni comunali, le vicende ad esse legate, ma a Ivrea il Festival fa parte oramai del tessuto culturale della città. E Barbiero, indomito, non barcolla, né molla: persino durante la pandemia è riuscito a organizzarsi, senza mai rinunciare alla qualità della musica presentata.

Gulliver era stato precedentemente ascoltato al Torino Jazz Festival, e raccontato in questo articolo.
A Ivrea Il Trio Barbiero, Brunod, Gallo ospita Roberto Ottaviano, al sax soprano (e voce).
E’ lo stesso progetto, ma non lo stesso concerto. Quando i musicisti sono liberi improvvisatori non si assiste mai allo stesso concerto. Se poi cambia anche la compagine, ancora di più la musica è nuova.

Ottaviano

Si apre con Ethiopian Song : un brano intenso, suggestivo, solenne. Il tema principale è nitido, semplice: il suo passaggio da uno strumento all’altro lo rende cangiante. L’entrata del sax di Ottaviano, quasi improvvisa, tesa, sulla chitarra di Brunod, crea un contrasto emozionante.

Brunod Ottaviano


La chitarra è aerea, con un fondo di eco sempre presente. Il sax ha un suono terrestre, sanguigno, eppure poetico.
Le percussioni, la batteria, di Barbiero amplificano quel clima così duplice. E il contrabbasso di Danilo Gallo, battente, incalzante, ma dal suono rotondo, potente, dona riferimenti armonici e ritmici essenziali.

Barbiero Ottaviano
Gallo Ottaviano

Come descritto in precedenza, Gulliver è un viaggio sonoro nel mondo conosciuto, vissuto, immaginato dai musicisti che lo raccontano. Non cartolina riprodotta.
E’ il racconto emozionale di ognuno di loro, che gli altri tre accolgono e fanno risaltare, incorniciano, accarezzano, anzi, condividono.

Brunod ottaviano


A chi appartiene Maria Giuana ? Chi ha vissuto questo canto tradizionale piemontese, da bambino? Per chi di loro è importante? Barbiero? Brunod? Forse non per i pugliesi Gallo e Ottaviano. Ma, a giudicare dal solo di Danilo Gallo al contrabbasso, si va al di là dei confini regionali di ciascuno. Un assolo dolce, vivo, libero, che tramuta quel 3/4, così connotato, in qualcosa di diverso, eppure così familiare ad ognuno. Di loro, ma anche di noi.

Gallo Ottaviano

Cerchi/Reine è un canto tradizionale Norvegese. E dopo un’apertura corale sospesa (con le percussioni di Barbiero che cantano, sussurrano, rendono il suono complessivo impalpabile) la voce profondamente mediterranea di Ottaviano irrompe. Sconvolge quel sapore che, superficialmente, noi del pubblico immaginavamo nordico, bianco, solitario.

Ottaviano

Si abbattono i confini, geografici e mentali, ed è un monito, in un certo senso, a non sederci sulla nostra immaginazione stereotipata. Norvegia – ghiacciai – natura – silenzio – freddo – spazi immensi.

Una voce mediterranea? Sì.
Ma forse anche tibetana, o sarda, o africana. A cosa serve cercarne l’origine?

ottaviano

Così, paradossalmente, un concerto che propone brani dalla provenienza geografica certa, dichiarata esplicitamente, ti porta a rimescolare i suoni, i ricordi, i tuoi stessi viaggi in luoghi totalmente diversi, e a trovarne il senso, ma soprattutto il suono universale sotteso.
Scardinando ogni facile riferimento a ciò che già credi di conoscere, sia che tu abbia visitato quel luogo, o che lo abbia solo immaginato.

Gallo flautino

In questa ottica il tempo tripartito e così volutamente cadenzato di Barbiero in Maria Giuana diventa quasi ironico, forse addirittura beffardo. Forse!

Barbiero Ottaviano

Allo stesso tempo El Pueblo Unido, che conclude un applauditissimo concerto , un po’ per il suono astratto della chitarra di Brunod, un po’ per l’andamento libero e drammatico del sax di Ottaviano, per la batteria destrutturante di Barbiero , e per il contrabbasso di Gallo, svincolato da ogni parvenza di pentagramma, si tramuta.

Ottaviano

Da inno “marciante” verso una sicura libertà, diventa canto nostalgico di una rivoluzione sperata e delusa, e forse in lacerante attesa di riesplodere.
E’ il tormento che la precede, o quello che segue una aspettativa tradita.
Ma, alla fine, il tema del canto che tutti conosciamo si delinea. Lo udiamo. Ritorna.

Andate ad ascoltare Gulliver: è un’esperienza, non solo un concerto.