41° Open Papyrus Jazz Festival Ivrea – The Last Coat of Pink

In evidenza

41° Open Papyrus Jazz Festival IvreaThe Last Coat of Pink

Ivrea, Cortile Museo Garda, 4 settembre 2021, ore 21:30

Kathya West, voce

Danilo Gallo, contrabbasso

Alberto Dipace
, pianoforte

Parole Daniela Floris
Foto Carlo Mogavero

In questo blog abbiamo già parlato e fotografato questo Trio particolarissimo e la sua suggestiva e poetica rilettura dei Pink Floyd: li avevamo incontrati, io e Daniela Crevena, al Vicenza Jazz Festival, in luglio.
Qui all’ Open Papyrus Jazz Festival li ho inaspettatamente ritrovati.

Nessun concerto sincero è assolutamente uguale a sé stesso, quando va di nuovo in scena, mai.
Riascoltare The Last Coat of Pink dopo soli due mesi è stato emozionante e intenso, anche perché infinite sono le sfumature di un progetto che, come sottolineato in precedenza, è tutt’ altro che un tributo deferente e reverenziale a un gruppo entrato nella leggenda e nell’immaginario di molte generazioni.
Kathya West con la sua voce intensa ed espressiva, Alberto Dipace, con il suo tocco poetico essenziale e profondamente evocativo, Danilo Gallo, e il suo suono capace di ogni benefica sfumatura ma anche di ogni potente contrasto, hanno dimostrato anche qui a Ivrea che “c’è una musica che nasce dall’impulso espressivo di alcuni artisti a comunicare quanto, e come, e perché, quella musica di altri musicisti è stata importante per loro: da questo atto nasce altra musica, del tutto nuova e a un tempo forte della sua stessa storia.”

Cito me stessa dall’ articolo scritto a Vicenza perché le parole che poco tempo fa ho trovato sono quelle che sento vicine e rappresentative di ciò che The Last Coat of Pink significa per me, come musica, come progetto di tre artisti certamente non convenzionali. Nuova musica, che nasce da altra musica.

Metto il link dell’ articolo scritto a Vicenza che vi invito a rileggere se non lo avevate ancora fatto: The Last Coat of Pink – West, Dipace, Gallo svelano i loro Pink Floyd

Di seguito le foto di Carlo Mogavero, scattate a Ivrea.

41° Open Papyrus Jazz Festival Ivrea – Jazz Fantasy

41° Open Papyrus Jazz Festival Ivrea – Jazz Fantasy

Ivrea, Sala Santa Marta, sabato 4 settembre, ore 19

Norbert Dalsass: contrabbasso
Roman Hinteregger: batteria
Michele Giro: pianoforte

Premessa: a Santa Marta durante in concerti nella sala adiacente si sono svolte le Installazioni d’arte a cura di ARTE IN FUGA: artisti hanno dipinto in tempo reale contemporaneamente ai concerti. Per questo motivo affianchiamo le foto dei due eventi. All’ Open Papyrus Jazz Festival il direttore artistico Massimo Barbiero ha come punto fermo che le arti convivano e siano osmotiche e senza confini reciproci.

Jazz Fantasy è un trio attivo da molti anni specialmente qui nel Nord Italia, e dopo un periodo di silenzio si riunisce proponendo un Jazz fluido e variegato, a metà strada tra il mainstream e sonorità più inusuali: queste emergono soprattutto dagli scambi e dalle alternanze tra i tre strumentisti, alla continua ricerca di spunti reciproci.

Il concerto si dipana tra episodi rarefatti, magari per una intro in cui si unisce un ostinato di contrabbasso a veloci incursioni dissonanti del pianoforte, e momenti di improvvisazione simultanea in cui la parola d’ordine è libertà e massimo spessore sonoro.

I brani sono variegati, le atmosfere differenti. Se il contrabbasso canta all’unisono con la voce di Dalsass, quell’atmosfera nordica, contemplativa, sarà resa efficace anche dalle armonizzazioni delicate del pianoforte di Giro e da suoni leggeri, specialmente concentrati sui metalli, della batteria di Hinteregger.

In un gruppo che ha come nome Jazz Fantasy non manca lo swing, e il rappresentativo corredo di scambi, assoli, rientri, e temi originali sviscerati in crescendo di improvvisazione e dinamiche a contrasto, compresi momenti di stop piuttosto incisivi.

Un concerto connotato da un dialogo serrato del trio per un’ ora abbondante di jazz fluente e vivace.

Il Teatro Olimpico accoglie Fred Hersch

A Vicenza Jazz, in trio con Drew Gress e Joey Baron

Vicenza Jazz 2021

Teatro Olimpico, 7 luglio 2021, ore 20:30

Fred Hersch Trio

Fred Hersch, pianoforte

Drew Gress, contrabbasso

Joey Baron, batteria

Il Teatro Olimpico accoglie Fred Hersch, a Vicenza Jazz, in Trio con Drew Gress e Joey Baron.

Se provate a leggere un po’ in giro, Fred Hersch è definito musicista di stampo billevansiano: è un modo certamente agevole di definire il suo linguaggio pianistico, il suo mondo di riferimento, di definirne un po’ i confini espressivi, attribuendone la genesi, l’ ispirazione, a Bill Evans.
Ma quando poi lo si ascolta, dal vivo per di più, si capisce che le semplificazioni, le etichette, vanno bene solo a fini didascalici, divulgativi, che hanno valenza al massimo di traccia, di orma, di indicazione di massima.
Perché Hersch suona come Hersch, avendo fatto tesoro di tanta musica, e probabilmente non ha nessun senso cercare di riconoscere, o peggio ricostruire, quanto e quale Bill Evans sia inscritto nella sua poetica.

Il magnifico concerto di Hersch in trio è stato un percorso, in ogni istante inaspettato, nel Jazz, e anche un po’ oltre il Jazz, nei luoghi scelti da Hersch, da lui raccontati, affrescati, fotografati, con un intento espressivo e personale molto intenso, anche nei momenti più tenui e impercettibili di pianissimo, quando gli scambi con la batteria incredibile di Joey Baron sono divenuti quasi spirituali.

La suite dedicata a Kind of Blue, di Miles Davis, si apre con Blue in Green, il cui tema viene proposto fedelmente e con una cura espressiva estrema, e sottolineato da un sottofondo soffuso delicatamente, in cui le spazzole di Joey Baron indugiano a lungo solo e soltanto sul rullante, con leggerissimi e rari battiti sui ride. L’armonizzazione del pianoforte è essenziale e prevede un ostinato che poi passa al contrabbasso. Il tema è ridisegnato con microvarianti timbriche, accenti ritardati o anticipati, e sapienti, piccoli silenzi.


Non siamo davanti all’ esecuzione dello schema Jazz, rigidamente e comodamente riproposto come fossimo alla voce dell’ enciclopedia del Jazz La ballad nel Jazz Trio. Hersch è compositore, in senso letterale, anche quando, amando una melodia, la ripropone nella sua interezza.
E’ raffinato e sensibile interprete, che maneggia creativamente stilemi e brani a noi noti, padroneggiandoli, e potendosi permettere ampie licenze poetiche. Il suo ST. Thomas, brano leggendario di Sonny Rollins, è un distillato di calypso, snocciolato con disinvoltura, energia e un sottile senso della misura (nei volumi, nell’interazione con la meravigliosa batteria di Baron e del contrabbasso fondante di Gress), in cui è attraente il suo indugiare su dissonanze armoniche che danzano sull’inconfondibile ritmo originale.

Non si può non sottolineare il profondo dialogo con il contrabbasso e la batteria: Gress e Baron non eccedono mai eppure i loro interventi, misurati, densi di suono così come di sapienti silenzi, sono un gioiello di estro espressivo.
Joey Baron spesso procede per “sezioni” sulla sua batteria: i tom, oppure solo il rullante, piccole incursioni sui ride, le spazzole spesso e volentieri anche nei brani swinganti. Quando suona con gli altri persegue il suono complessivo in maniera semplicemente poetica, talvolta limitandosi a incidere sui tempi pari, minimizzando gli interventi, e diventando travolgente negli assoli.

Drew Gress sottolinea, esalta, incornicia ogni particolare melodico, armonico, ritmico, con interventi pieni di suono, vere e proprie parole chiave dell’ andamento dei brani. Negli assoli svela tutta la propria capacità lirica.

Un trio dalla coesione mirabile.


Some Other Time è l’unico brano in solo, presentato per il bis, per il quale non dirò altro se non che la cura così poetica, sensibile, ispirata della melodia ha reso quei minuti commoventi. In fondo la musica ha senso anche, e forse soprattutto, per le corde che riesce a toccare in chi ascolta, per il suo impatto emotivo, nella consapevolezza che un’ esperienza sensoriale non è assoluta ma strettamente personale: per noi è stato così.


Di seguito le foto scattate da Daniela C. al sound check, occasione in cui spesso si ha la percezione del clima che si respira prima del concerto. Siamo felici di regalarvele.

The Last Coat of Pink – West, Dipace, Gallo svelano i loro Pink Floyd

A Vicenza Jazz, in un concerto intimo e coinvolgente

Vicenza Jazz 2021

Vicenza, 5 luglio 2021, Palazzo Chiericati, ore 19

The Last Coat of Pink


Kathya West, voce

Alberto Dipace, pianoforte

Danilo Gallo, contrabbasso

The Last Coat of Pink : West, Dipace, Gallo – svelano i loro Pink Floyd, rivelandoci durante un concerto intenso, intimo, vibrante, che le possibilità della musica sono infinite.
C’è tutta la musica da comporre ancora, c’è musica di ogni genere che esiste già e fa parte della nostra vita, molta che non conosciamo che non ne fa parte, ma è lì, e magari prima o poi la conosceremo.
E c’è la musica che nasce dall’impulso espressivo di alcuni artisti a comunicare quanto, e come, e perché, quella musica di altri musicisti è stata importante per loro: da questo atto nasce altra musica, del tutto nuova e a un tempo forte della sua stessa storia.
I Pink Floyd di The Last Coat of Pink sono diversi dai Pink Floyd originari: ma sono autentici.

Is There Anybody Out There? apre il concerto, ed è il pianoforte ad introdurla con note accennate ed intense, che presto si fondono con la voce, dapprima quasi un soffio, fino al sopraggiungere del contrabbasso: l’atmosfera è rarefatta, ma intima. La voce di Kathya West è il perno, la guida su cui si avvinghiano i suoni, che via via prendono spessore: Danilo Gallo tratteggia ed enfatizza con l’arco, Alberto Dipace ricama accordi armonicamente sospesi, in una sequenza progressivamente più intensa ma sempre dolce, introspettiva.

Quando l’arco scompare, il contrabbasso dona vere e proprie pulsazioni tonali, vitali ad un sistema sonoro che appare perfetto: come si diceva, unico, animato di vita propria, un organismo nuovo, non un clone né una copia. Nuova musica.

I temi dei brani non sono mai stravolti, perché non sono mai uno scaltro spunto iniziale di cui abusare frettolosamente e gettare via dopo aver attirato l’attenzione di chi ascolta, come troppo spesso accade nei cosiddetti tributi.
Il tema, invece, viene curato amorevolmente e fluisce dalla voce, al contrabbasso, al pianoforte, e così facendo diventa via via cangiante, ma rimane il tema che è il motivo espressivo, sorgente e foce, di quella musica: nuova, incredibilmente, proprio perché nata dall’emozione del tutto unica che ha ispirato nei tre musicisti, e dalla quale nasce altra musica.

Come in Wish you Were Here, ad esempio (clicca per ascoltare il brano tratto dall’album)

L’atmosfera è quella di una rilettura calda, intima, quasi privata, è il rock trasfigurato nella sua essenza emozionale, che rimane potente e vigoroso per le capacità espressive della voce di Kathya West, capace di sussurrare ma anche drammaticamente gridare e invocare, del pianoforte di Alberto Dipace, capace di piccoli accordi suggestivi accennati e di momenti percussivi e a pieno volume, di Danilo Gallo, che suona il contrabbasso disvelandone infinite potenzialità espressive, da ultraterrene a sensuali.

Si esce da Palazzo Chiericati con la confortante sensazione di essersi arricchiti di un nuovo, intenso, affascinante sguardo su musica che pensavamo inalterabile, se non a costo di una sua clonazione, o banalizzazione. E invece The Last Coat of Pink ci ha mostrato quanto sia viva e pulsante quando la si affronti per motivi espressivi profondi.

Jazz mainstream d’autore: Flavio Boltro in quartetto

Al Teatro Comunale per Vicenza Jazz 2021

Vicenza Jazz 2021

Vicenza, 4 luglio 2021, Teatro Comunale, ore 18


Flavio Boltro, tromba

Luca Mannutza, pianoforte

Lorenzo Conte, contrabbasso

Andrea Michelutti, batteria



Jazz mainstream d’autore: il concerto di Flavio Boltro in quartetto al Teatro Comunale ci ha riportato ad assaporare strutture, dinamiche, suoni e brani della tradizione jazzistica, filtrati e rigenerati dal suo suono e dal suo fraseggio, inconfondibili.


Un repertorio di standards comune a grandi trombettisti come Miles Davis, Clifford Brown, ma anche pezzi originali (come il bellissimo First Smile), suonati con energia, swing, interplay, guizzi improvvisativi ricchissimi, scambi serrati, e capacità introspettiva.



Luca Mannutza al pianoforte è una garanzia di inventiva, estro, interplay. E la ritmica in effetti crea un’atmosfera vivida su schemi rigidamente precostituiti: esposizione del tema, sviluppo, assoli, scambi alternati, rientro, conclusione. Il resto lo fa il timbro di una delle migliori trombe europee.


Un bis vezzosamente predetto da Flavio Boltro, musicista di lungo corso, oramai avvezzo alle dinamiche della musica, e meritati applausi e sorrisi.

Intervista podcast a Pasquale Innarella

Di Daniela Floris, con le foto di Adriano Bellucci

Un click sul link, per ascoltare la chiacchierata di Pasquale Innarella con Daniela Floris, avvenuta il 3 ottobre 2019, durante il Garbatella Jazz Festival!

Un’ intervista casereccia, on the road, in cui questo grande sassofonista ci racconta di sé e della sua musica. I suoi due cd in uscita, Go_Dex Quartet e Ayler’s Mood – Combat Joy, la sua amata Rustica X Band, la sua poetica, i locali alternativi di Roma dove fare e ascoltare musica e naturalmente il Festival Garbatella Jazz che lo ha visto direttore artistico.
Click!

Alba Jazz 13 edizione: Omer Avital Quintet “Qantar”

Omer Avital Quintet

La serata finale la seguirete attraverso le foto scattate da DANIELA CREVENA: dal sound check ai saluti finali!

Alba Jazz 13 edizione, 9 giugno 2019, ore 21:30

Omer Avital, contrabbasso
Alexander Levin, sassofoni
Asaf Yuria, sassofoni
Eden Lavin, pianoforte e tastiere
Ofri Nehemya, batteria




Ofri Nehemya
Omer Avital – Alexander Levin – Asaf Yuria
Alexander Levin
Asaf Yuria
Ofri Nehemya
Asaf Yuria – Eden Ladin – Alexander Levin
Omer Avital – Eden Ladin – Alexander Levin
Omer Avital
Asaf Yuria
Eden Ladin
Ofri Nehemya
Omer Avital – Asaf Yuria
Asaf Yuria
Omer Avital
Alexander Levin
Asaf Yuria
Alexander Levin
Eden Ladin
Omer Avital

Omer Avital Quintet
Omer Avital Quintet – Staff Associazione Alba Jazz

Alba Jazz 13 edizione: Rosario Bonaccorso quartet

A NEW HOME

Terza serata in piazza Michele Ferrero

Tutte le foto sono di DANIELA CREVENA

Alba Jazz 13 edizione
8 giugno 2019, piazza Michele Ferrero, ore 21:30
Rosario Bonaccorso 4tet – A New Home

Rosario Bonaccorso, contrabbasso
Enrico Zanisi, pianoforte
Fulvio Sigurtà, tromba
Alessandro Paternesi, batteria

Terza serata e un Jazz ancora diverso, dopo la fusion e la vecchia New Orleans qui ad Alba: sul palco Rosario Bonaccorso in quartetto per presentare il nuovo cd (Via Veneto Jazz) A New Home.

Con Enrico Zanisi al pianoforte, Fulvio Sigurtà alla tromba e flicorno e Alessandro Paternesi alla batteria il concerto si  inserisce in un ambito di Jazz melodico, fluido, con spazi aperti per l’improvvisazione. 
New Home è quasi un lavoro autobiografico, ogni brano è connotato da una dedica a persone importanti, o a eventi particolari, e Bonaccorso tiene a presentare quasi ogni brano prima di eseguirlo.
Così si comincia con Re e Ro, le iniziali di Rosario e Renata, sua compagna da venti anni, o Viva Lorenzo, dedicata al nipotino di un anno e mezzo, o Ciaramell, dedicato al produttore – amico Giandomenico Ciaramella, o Waltz for George Sand, dedicato alla celebre scrittrice che fu amante di Chopin, frutto di una conversazione con la moglie Renata.

Il concerto scorre piacevolmente  con brani dalla struttura armonica semplice e da temi melodici orecchiabili, base di partenza per l’improvvisazione libera dei musicisti, quasi sempre affidati alla tromba di Fulvio Sigurtà. A cambiare di volta in volta è l’incipit: può avvenire che siano a cominciare batteria e contrabbasso, come in Re and Ro. Oppure la intro è affidato al contrabbasso in solo– in realtà il contrabbasso di Bonaccorso oramai non suona mai da solo, ma sempre in duo con la voce di Bonaccorso! – come in Viva Lorenzo e Waltz for George Sand. O ancora, come in Ciaramell, è da subito la tromba ad entrare in scena, insieme alla batteria.

In ogni brano è grande lo spazio dedicato all’improvvisazione di ognuno, agli assoli. E dunque via libera alla creatività di Zanisi, ligio inizialmente al tema principale, che viene presto espanso con una grande varietà di suggestioni, da quelle contrappuntistiche al Jazz più libero, via ai fraseggi intensi e al timbro sempre più  intenso e personale di Fulvio Sigurtà, via agli assoli energici di Alessandro Paternesi e alle melodie cantate con il contrabbasso di Rosario Bonaccorso.
In alcuni momenti l’improvvisazione è corale.

L’ impatto su chi vi scrive

Un concerto piacevole,  rilassato,  scorrevole, già a partire dal tipo di brani – tutti originali –  che evidentemente rispecchiano lo stato d’animo di un musicista che sente di aver raggiunto una benefica consapevolezza, di definita compiutezza  non solo musicale. Questo senso di appagamento interiore del leader, fonte di energia positiva, è arricchito dall’apporto creativo di musicisti di calibro quali Zanisi, sempre più bravo al pianoforte, estroso, vitale; Sigurtà, capace di accendere con la sua tromba anche le cellule melodiche più minimali; e Paternesi, energico e inarrestabile fornitore di impulsi ritmici decisivi.

Qui di seguito le foto che DANIELA CREVENA ha scattato al sound check