VICENZA JAZZ 2024: Dhafer Youssef & Eivind Aarset

Youssef, Oud e voce, e Aarset, chitarra, 2′ set al Teatro Comunale

Youssef

Reportage di Daniela Floris (parole) e Daniela Crevena (foto) – JazzDaniels

Teatro Comunale, Sala Maggiore, venerdì 17 maggio, ore 22:30

Dhafer Youssef, oud e voce
Eivind Aarset, chitarra

Un concerto indimenticabile. Psichedelico, suggestivo, meditativo, elettrico, ma anche dal forte legame con la musica mediorientale: si fatica un po’ a trovarne una definizione.
Aarset, artista sconfinato, dall’immaginazione inesauribile: l’avanguardia, la sperimentazione, la ricerca continua di suoni ancora non tracciati.

Youssef

Youssef, suonatore di Oud, vocalist virtuoso: la musica tradizionale tunisina, i suoni mediterranei, l’amore per l’improvvisazione, il Jazz e la musica elettronica.

Youssef

Due artisti, due background completamente diversi.
In comune però c’è il guardare oltre sé stessi, l’esplorare, la curiosità di scoprire.
E il coraggio entusiasta di mettersi in gioco con il proprio opposto, confidando nell’arricchimento reciproco, il contrario dell’annullarsi.

Youssef

Il concerto comincia con la stupefacente, estemporanea costruzione di un clima sonoro allucinogeno, contemplativo. E questo avviene con la chitarra e gli effetti dello stregone Aarset. Il colore armonico e timbrico sbalorditivo, per tutto il tempo, è costruito da lui. Un prodigioso artefice di suoni a partire dai quali, poi, tutto accade.

Youssef

Youssef su quella luminosa e densa nuvola avviluppante fa cantare l’Oud. E’ un canto profondamente legato alla terra d’origine, la Tunisia, è una tradizione solida, con tratti anche mistici.

Youssef

L’Oud e la sua voce prodigiosa si intessono con il suono ultraterreno di Aarset.
La sensazione è quella di navigare in una nuvola densa e impalpabile, è una musica terapeutica, fatta di pianissimo stranamente intensi come se fossero mezzo forti.
Aarset raccoglie le note cantate e suonate da Youssef e le sublima, tramutandole in evanescenti eco.

Youssef
Youssef

I due per quasi tutto il concerto si fronteggiano, si guardano negli occhi, protesi uno verso l’altro, con una sete reciproca di spunti. E questo scambio è continuo.

Youssef

Se un falsetto, inaspettatamente, si tramuta in un grido, la chitarra, i suoi effetti, raccolgono il suono e lo potenziano.
Se dall’atmosfera sospesa e fluttuante emergono impulsi più ritmici, si materializza un dialogo creativo tra i due strumenti tanto naturale da sembrare un unico, nuovo suono, o forse, antico e riportato alla luce.
Aarset è generoso. Costruisce il clima, Youssef volte tende a prevalere sul primo, o probabilmente se ne ha la percezione perché a lui sono demandati gli episodi melodici, che si stagliano su quel benefico ambiente sonoro.

Youssef

Quando è la chitarra elettrica a spiccare, il suono è cupo, ovattato ma potente, e si impadronisce di quegli intervalli di seconda aumentata che, fino a quel momento, erano la particolarità del mediorientale Oud. Due suoni opposti, due sistemi tonali opposti, che diventano uno. Si fondono e allo stesso tempo si esaltano reciprocamente: qualcosa di vicino alla perfezione.

Youssef

Non si finirebbe mai di scrivere: degli ostinati di Youssef, nei quali si imperniano florilegi di effetti cosmici di Aarset; sugli scambi a domanda e risposta, tra l’Africa e la Norvegia, mai così vicini, che toccandosi diventano non luoghi, nuovi territori da esplorare; sui vibrati dell’ Oud tramutati in suoi dritti e puri da meravigliosi e misteriosi marchingegni elettrici; sullo strano equilibrio di quel clima sonoro, pastoso e allo stesso tempo indefinito.

E quando paradossalmente si arriva all’unisono, i due universi, fusi tra loro, mostrano tutta la loro definita personalità. Incontrandosi non si perde nulla. Ci si arricchisce. Ci si abbraccia. Si cambia rimanendo uguali. La musica ci insegna sempre qualcosa di prezioso, quando è vera musica: sono insegnamenti di vita, che travalicano l’occasione di un singolo concerto.

Youssef
Youssef

P.s. in questa bella foto dal sound check scattata dalla Crevena, Youssef fotografa Aarset. Spesso dai sound check si capisce che atmosfera aleggi tra i musicisti sul palco. Eccoli a voi

Youssef