44′ OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL Stockhausen -Barbiero – Tirassa 4000 dances for the Earth

Stockhausen Barbiero e Tirassa, cercatori di suoni tra cielo e terra

Stockhausen

Articolo di Daniela Floris. Foto di Carlo Mogavero per JazzDaniels

4000 dances for the Earth
Markus Stockhausen tromba, flicorno, loop
Massimo Barbiero batteria e percussioni
Roberta Tirassa danza

“Il progetto artistico e ambientale “4000 dances for the Earth” nasce da un’idea sognata per 15 anni e che sono riuscita in parte a realizzare a partire dal 2018. I prodotti artistici di questa mia esperienza sono una performance “site specific” di danza contemporanea e un cortometraggio. […] Siccome quando cammino/corro/scio tanto in montagna e sono in simbiosi con la natura, mi viene sempre voglia di danzare I paesaggi e PER i luoghi, come gli sciamani, e poichè l’acqua guida la mia ricerca artistica, i ghiacciai mi hanno chiamata e ho deciso di salire in alto per rendere onore ad alcuni dei nostri 4000 m e danzare in quota, unendo l’apinista alla danzatrice.“

Stockhausen Barbiero Tirassa

 Il risultato ambientale è una raccolta fondi per piantare alberi e fare rewilding, tramite il team di www.mossy.earth . “

E’ importante riportare una parte della descrizione del progetto con le parole della stessa ideatrice, la danzatrice – coreografa Roberta Tirassa: capirne la genesi è utile per poi comprendere come questa performance sia scaturita, nella sua forma visiva e sonora, in un pomeriggio di tarda estate nel bellissimo spazio aperto del giardino di Villa Casana, all’interno dell’ Archivio Storico Olivetti.

Una coreografia strettamente legata alla natura, e intessuta con la musica estemporanea di due artisti fortemente connessi tra loro e con la danzatrice/autrice del progetto: Markus Stockhausen alla tromba e flicorno (e loop) e Massimo Barbiero alla batteria e percussioni.

Stockausen Barbiero
Stockhausen

Durante la sua presentazione, prima dello spettacolo, il giornalista, saggista e musicologo Franco Bergoglio dice una frase che poi, a fine performance, si rivelerà come una illuminata intuizione : “Interagire con il silenzio“.

Stockhausen Barbiero

Massimo Barbiero dà il via al suono, nel silenzio del frusciare delle chiome degli alberi, facendo cantare tre vasi di vetro con un legno. Una piccola cellula melodica, reiterata, e contenuta in un intervallo di sesta, che si intreccia a quel silenzio del vento, dei respiri dei fortunati del pubblico seduti ad anfiteatro – un anfiteatro senza tempo né luogo, già dopo i primi pochi secondi.

Barbiero


Il flicorno di Markus Stockhausen entra poco dopo, acustico, ma subito tramutato in eco, persistente, quasi un organo, dalla loop station, e ci si dimentica l’origine elettronica di quell’eco: all’udito, i suoni diventano un’unica voce.

Stockhausen

L’atmosfera è sospesa, quando gli strumenti tacciono (è meglio dire respirano, si ossigenano), l’aria è densa di armonici, che in un altro contesto probabilmente passerebbero inosservati, inascoltati, impercettibili, o persino irriconoscibili.
“Interagire con il silenzio“.

Barbiero Stockhausen


L’albero – foglia – natura- corpo Roberta Tirassa, apparentemente impassibile ai richiami quasi celesti, ultraterreni, di quel suono, o forse cullata da quello, si muove appena. E’ quando entrano i metalli delle percussioni e della batteria e gli arpeggi del flicorno, che il movimento, comincia a far spiegare, tendere, i rami – arti – muscoli – linfa.

Tirassa Stockhausen
Tirassa Stockhausen

Quando Barbiero, con i mallets, comincia a percuotere i tom, e Stockhausen crea note basse, vibranti, lunghissime con il flicorno, la danza si dispiega, le braccia si tendono al cielo, in una connessione ideale tra terra e volta celeste. Sono spazi annullati, o meglio, spazi collegati in una osmosi vitale di movimenti, suoni, silenzi.

Tirassa
Stockhausen Tirassa
Tirassa

Markus Stockhausen guarda la danzatrice mentre suona. Massimo Barbiero è raggomitolato su se stesso. Entrambi travalicano il loro status di musicisti per apparire, o divenire, cercatori di suoni. Non riproducono uno schema, non improvvisano su uno schema: fanno sgorgare suoni che sembrano intercettare ognuno a suo modo, uno guardando quella chioma di albero che si distende al cielo, l’altro cercando i battiti e le voci nelle viscere della terra.

Tirassa Stockhausen
Barbiero Stockhausen Tirassa
Tirassa

Terra, radici tronco e chiome, cielo: un unico organismo, invocato, e plasmato attraverso suoni, battiti, movimenti, timbriche infinite, rumore di piedi nudi sul terreno umido.
Tutto diventa pianeta, natura, cielo, terra, persino una motocicletta che sembra a un tratto interrompere l’incanto, ma no… anch’essa in fondo è fatta di metalli, gomme, fumo, materiali che solo sulla terra abbiamo potuto trovare, o inventare assemblandone gli elementi. Anch’essa diventa suono. Forse attratto dai due cercatori di suoni. Che, in effetti, al suo passaggio sorridono.

Tirassa
Tirassa Stockhausen
Tirassa
Tirassa Stockhausen

La libertà espressiva è totale, l’ascolto reciproco e di tutti i rumori intorno, non diventano che ulteriore sorgente di suoni, flussi, movimenti. E’ una armonia meditativa, profonda, suggestiva. E’ un’improvvisazione totale che non ha nulla di ostico, ma avviluppa, stordisce, e allo stesso tempo spalanca scenari non noti. E ti fa scoprire cosa accada ad interagire con il silenzio.
Più che la moto di passaggio, sono gli applausi al termine che scuotono, riportano alla realtà del doversi rimettere in moto e tornare a camminare in superficie.

Tirassa, Barbiero e Stockhausen si compongono in un abbraccio fisico, che in realtà era cominciato più di un’ora prima, al suono del legno sui vasi di vetro.

Tirassa Barbiero Stockhausen

Per la raccolta fondi finalizzata alla riforestazione, auspicata da Roberta Tirassa cliccare su https://www.mossy.earth/