44′ OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL – Enrico Rava & The Fearless Five

Rava in quintetto chiude il festival confermandone il successo e l’importanza, non solo nel territorio.

Rava

Articolo di Daniela Floris. Foto di Carlo Mogavero per JazzDaniels

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 44 edizione, Ivrea, Cortile Museo Garda, sabato 7 settembre 2024, ore 21:15

Enrico Rava & the Fearless Five

Enrico Rava tromba, flicorno
Matteo Paggi trombone
Francesco Diodati chitarra
Francesco Ponticelli contrabbasso
Evita Polidoro batteria

Le circostanze ci hanno impedito, per questa 44′ edizione di Open Papyrus, di seguire tutti i concerti che avremmo voluto. Ed è un peccato perché fonti ufficiali e rumors di chi ha presenziato questa edizione ci hanno confermato un grande successo di pubblico, con molti concerti sold out: uno tra tutti, quello di Enten Eller, nel progetto Lisistrata, sul palco in formazione potenziata con ben due contrabbassi (il titolare Giovanni Maier affiancato da Danilo Gallo) e la violinista Iva Bittovà, descritto, da chi c’era, come indimenticabile.
Massimo Barbiero, direttore artistico resistente e poliedrico, ancora una volta dimostra che la cultura, quando non simulacro paludato e ostentato per fini personali o meramente politici, è essa stessa politica: virtuosa, inclusiva, ispiratrice.

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Dopo la bellezza del concerto di apertura del Festival, la performance danza – musica improvvisata di Barbiero, Markus Stockhausen, Roberta Tirassa, 4000 dances for the Earth, ci siamo ritrovati dunque davanti a quello di chiusura: Enrico Rava in quintetto, con i suoi Fearless Five.

Rava sta percorrendo la sua strada di musicista, compositore, strumentista con la caratteristica rara di fare sperimentazione senza che la sperimentazione sia un fine meramente stilistico.
Rava è uno sperimentatore perché è un musicista libero. E’ libero persino dal doversi accreditare come sperimentale; dal dover certificare con suoni appositi il fatto di essere fuori dagli schemi. Il suo essere sperimentale non è una bandiera, ma un modo di vivere la musica: la propria, e quella dei musicisti che hanno la fortuna di suonare con lui.

Rava

Al concerto nel bellissimo Cortile del Museo Garda, Rava ha come sempre tracciato nuovi sentieri e ha percorso sentieri tracciati dai musicisti sul palco con lui. A partire dal suo suono tagliente, evocativo, tribale, ancestrale, che irrompe sulla intro sospesa di apertura, disegnata dai suoni reiterati e vibrati di Francesco Ponticelli al contrabbasso, e dalle spazzole sulla batteria di Evita Polidoro. Un unico suono denso, profondo, lungo, destrutturato, avviluppante, aereo e terrestre, di grande suggestione, del quale non è semplice riportare il colore in uno scritto.

Rava

E’ una specie di richiamo che aggrega dopo un tempo indefinito tutti i suoni che erano nell’aria: il trombone di Matteo Paggi si congiunge e diventa unisono, la chitarra e il contrabbasso definiscono la ritmica, la batteria comincia a strutturare il tempo fino a un nuovo movimento centripeto di suoni che tornano sospesi, lunghi, armonici.

Rava
Rava

L’improvvisazione si intensifica: il flicorno di Rava tace, e intorno al solo di trombone la batteria, che fino a poco prima soffiava, diventa incalzante. La batteria continua il suo intenso dialogo anche quando parte il solo di Francesco Diodati alla chitarra elettrica, in sintonia totale, quasi una sincronicità telepatica, nonostante si tratti di improvvisare estemporaneamente. Prima del rientro del flicorno, al rullio intenso della batteria si unisce il contrabbasso, con il suo suono profondo, tellurico.

Diodati
Ponticelli

Durante tutto il concerto i musicisti cambiano veste, assumendo di volta in volta, tutti, paritariamente, i ruoli di artefice primario o artigiano, con la funzione di far risaltare ogni spunto creativo.
Le spirali melodiche della inconfondibile voce della tromba di Rava sono esaltate dalla ricchezza timbrica infinita della batteria della Polidoro. Le continue, dirompenti idee della stessa vengono esaltate dai fraseggi policromi della chitarra di Diodati, che ispirano l’energia propulsiva del trombone di Paggi. Il contrabbasso di Ponticelli è versatile e diventa struttura portante ritmica, o prezioso ricamo melodico.

Polidoro
Diodati

Paggi
Ponticelli

In questo andamento osmotico, in cui il quintetto è un organismo che si nutre di libertà espressiva, ma anche di generoso ascolto reciproco, non sono rari i momenti di silenzio alternato, durante il quale si suona in duo, o in trio, o in quartetto. Coloro che tacciono, sempre, ascoltano. Rava e i suoi compagni di viaggio sembrano nutrirsi ognuno dei suoni di tutti, come per metabolizzarne l’essenza.
E sul palco questa è una particolarità che a guardare, oltre che ascoltare, si nota: non c’è riposo in attesa del proprio turno, ma una attenzione e un coinvolgimento ininterrotti: introspezione, gioia, emozione, visibili, in ogni istante,

Rava
Paggi - Rava
Diodati
Rava

Resta da capire come sia possibile che possano coesistere allo stesso tempo, per tutta la durata del concerto, il legame profondissimo tra tutti e la totale libertà espressiva di ognuno: libertà, attenzione, che non coincide necessariamente con il termine improvvisazione.
Enrico Rava, forse, è Maestro capace di imprimere la capacità di connettersi per creare suoni nuovi, rimanendo sé stessi senza rinunciare a nulla, anzi, ampliando i propri confini: fearless, senza paura.

Rava