45′ OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL – Non solo Musica: Mogavero, Zenni, Cangini – Lodati

Al 45′ Open Papyrus Jazz Festival la Mostra Fotografica di Carlo Mogavero, la presentazione della nuova Storia del Jazz di Stefano Zenni, la Beat Generation di Cangini e Lodati

Jazz

Articolo di Daniela Floris. Foto Ezio Genitoni ( Gruppo Fotografico La Mole)  per JazzDaniels, ad eccezione delle foto che ritraggono Massimo Barbiero e Avishai Cohen, che sono di Carlo Mogavero.

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 45 edizione, Spritz, Ivrea, ore 18:00

Inaugurazione mostra fotografica di Carlo Mogavero, La solitudine dell’Assolo
Presentazione libro di Stefano Zenni  Storia del jazz. Una prospettiva globale
Concerto PLOT Duo presenta Beat Generation:
Rossella Cangini, vocal
Claudio Lodati, chitarra

Massimo Barbiero, direttore artistico del Festival, come ogni anno da quando è direttore artistico, non limita gli eventi in programma nei giorni deputati a portare sul palco concerti. Barbiero strenuamente persegue l’osmosi tra le arti, convinto che esse vivano anche per la presenza di un dialogo espressivo reciproco, e di quello con la società dalle quali sgorgano.

Mogavero
Massimo Barbiero visto da Carlo Mogavero – Mostra La Solitudine dell’Assolo – Ivrea


All’Open Papyrus Jazz Festival da sempre convivono musica, danza, fotografia, pittura, presentazioni di libri, dibattiti tra musicisti, scrittori, operatori del settore. In una parola, si fa cultura.
Egli stesso afferma “Sono tempi difficili, dare un senso e un valore alle cose che immaginiamo, pensiamo, progettiamo, sembra esser diventato inutile e privo di sostanza. Noi continuiamo a credere che invece quella sia la strada, l’unica, in quanto “non sono i mezzi che fanno un Festival, sono gli uomini che comprendono cosa significa la responsabilità di dare un senso a un’idea… tracciare dei percorsi, avere il coraggio dei propri errori…” perché, per dirla con Monk, “si devono commettere gli errori giusti”.

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Allo Spritz il primo evento di un pomeriggio denso è l’inaugurazione della Mostra La solitudine dell’Assolo, del fotografo Carlo Mogavero, che in questo blog conoscete perché compagno di avventure di molti reportage. “Mi piace sperimentare vari generi di fotografia ma, da ormai parecchi anni, mi sono specializzato nella fotografia di eventi, musicale e jazz, settore scelto non a caso in quanto il jazz è la mia seconda grande passione, a volte in sinergia, a volte in competizione con la prima.”


Quando due passioni coincidono, le foto non sono solo più cronaca e/o mero racconto, ma vanno più a fondo. Seguire concerti amando la musica che si fotografa significa anche saperne cogliere momenti e fasi particolari e soprattutto irripetibili.
Mogavero in questa occasione ha deciso di approfondire l’espressività, la densità del momento dell’assolo. Un momento di solitudine che paradossalmente focalizza l’attenzione su di sé di chi ascolta. Una solitudine “circondata” di aspettative, e quasi sempre con la luce focalizzata in quel punto.

Mogavero
Avishai Cohen visto da Carlo Mogavero – Mostra La solitudine dell’ Assolo – Ivrea

La Mostra sarà certamente visibile durante altri eventi: sul sito del fotografo ne avrete certamente notizia. A questo link tutte le mostre di Mogavero allestite fino a ora, ma curiosando tra le pagine web di questo straordinario fotografo non troverete solo Jazz ma molto molto altro ancora.

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Secondo evento allo Spritz, la presentazione di un volume importante a firma di Stefano Zenni, musicologo, direttore artistico,  titolare delle cattedre di Storia del jazz e delle musiche afroamericane e Analisi delle forme compositive e performative del jazz al Conservatorio G.B. Martini di Bologna.
Il volume è la riedizione ampliata e aggiornata della sua Storia del Jazz – una prospettiva globale, edizioni Quodlibet.

Perché questo è un libro importante? Non soltanto perché è una Storia del Jazz, che gli addetti ai lavori (me compresa) troveranno fondamentale da consultare, in Italia la prima pubblicata dopo quella celeberrima di Arrigo Polillo.

Mogavero


Soprattutto ciò che è emerso dalla presentazione appassionata dello stesso Zenni, che ha dialogato fruttuosamente con Franco Bergoglio, egli stesso saggista, scrittore, musicologo, è il taglio che l’autore ha dato alla trattazione di un genere musicale così vasto, così “mutevole”, così permeato, da sempre, anche di tradizione orale, nonostante i Real Book, le partiture per orchestra, le trascrizioni degli assoli più celebri.

Mogavero

Ciò che colpisce una vecchia allieva come me di Diego Carpitella, grande etnomusicologo, è l’attenzione agli intrecci serrati con la società, la politica, la storia, i luoghi da cui, e a causa dei quali, questo genere musicale, intrinsecamente permeabile, nasce con determinate caratteristiche invece che con altre.
Quando si analizza l’arte contestualizzandola, analizzandone le molteplici sorgenti, paradossalmente si può compiere il percorso contrario, studiando la società, la politica, la storia partendo dall’arte. Non parliamo di nozioni vetrificate, ma di un pulsare vivo, di una continua osmosi tra fenomeni in continuo divenire. Non è una cosa da poco.

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L’intenso pomeriggio allo Spritz si conclude in musica con un interessante excursus creativo del Plot Duo nella corrente della Beat Generation: letture espressive, con la voce duttile, eclettica, multiforme di Rossella Cangini, strette ai suoni cangianti della chitarra elettrica di Claudio Lodati.

Mogavero
Mogavero

Intro oniriche, o psichedeliche, o mollemente blues, la voce che parla, canta, stride, legandosi strettamente al testo evocando madrigalismi raffinati ma in chiave teatrale – contemporanea: un viaggio sonoro attraverso brani e poesie anche pressoché inediti di scrittori e poeti come William S. Burroughs, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, Karen Blessed e altri ancora, in cui la voce parla e canta, e in cui la chitarra in alcuni momenti sembra dialogare con la voce.

E così ciò che siamo abituati a leggere, in questa performance ci si è trovati ad ascoltare: immaginando stanze, strade, silenzi o grida che si materializzano, di colpo, non solo come immagini ma come suoni veri e propri che quelle immagini rendono multisensoriali.

Che cos’è l’Open Papyrus Jazz Festival di Ivrea?

L’Open Papyrus Jazz Festival è una storica rassegna jazz di Ivrea, giunta alla sua 45ª edizione. Diretto da Massimo Barbiero, propone non solo concerti, ma anche mostre fotografiche, presentazioni di libri, danza e dibattiti, creando un vero dialogo tra le arti.

Chi è Carlo Mogavero, fotografo jazz presente al Festival?

Carlo Mogavero è un fotografo specializzato in eventi musicali e jazz. Al 45° Open Papyrus Jazz Festival ha inaugurato la mostra La solitudine dell’Assolo, un percorso fotografico che cattura l’intensità e la solitudine espressiva del momento solistico durante i concerti jazz.

Quale libro ha presentato Stefano Zenni al Festival?

Il musicologo Stefano Zenni ha presentato la nuova edizione di Storia del jazz. Una prospettiva globale (Quodlibet), un volume fondamentale che aggiorna e amplia la sua precedente edizione. È la prima grande storia del jazz pubblicata in Italia dopo l’opera di Arrigo Polillo.

Perché la Storia del jazz di Zenni è considerata importante?

Perché offre una prospettiva globale del jazz, non solo come musica ma come fenomeno sociale, politico e culturale. Zenni analizza come il jazz nasca e si trasformi attraverso i rapporti con la storia, la società e i luoghi, mostrando la sua natura permeabile e in continua evoluzione.

Cosa ha proposto il PLOT Duo con lo spettacolo sulla Beat Generation?

Il PLOT Duo, formato da Rossella Cangini (voce) e Claudio Lodati (chitarra), ha presentato una performance dedicata alla Beat Generation. Testi e poesie di Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William S. Burroughs e Lawrence Ferlinghetti sono stati trasformati in un’esperienza sonora tra jazz, improvvisazione e teatro musicale.

Qual è la visione di Massimo Barbiero come direttore artistico del Festival?

Massimo Barbiero guida l’Open Papyrus Jazz Festival con l’idea che un festival non sia fatto solo di musica, ma di cultura condivisa. Promuove l’osmosi tra arti diverse e sottolinea la responsabilità di dare senso alle idee, anche attraverso il rischio creativo, perché – citando Thelonious Monk – “si devono commettere gli errori giusti”.