ALBA JAZZ 2025: De Piscopo, Moroni, Bonaccorso “Around Pino”: il Jazz, il Blues, e Pino Daniele
De Piscopo, Moroni e Bonaccorso, The Trio, alla 18′ edizione del festival celebrano Pino Daniele e non solo

Reportage di Daniela Floris (parole) e Carlo Mogavero (foto)
Alba Jazz 18ma edizione
5 luglio 2025, ore 21
Arena Estiva, Teatro Sociale Alba
THE TRIO – Around Pino
Tullio De Piscopo, batteria
Dado Moroni, pianoforte
Rosario Bonaccorso, contrabbasso e voce
Una intro sospesa, impalpabile, molto jazzistica apre il concerto. De Piscopo, Moroni, Bonaccorso suonano piano, intimamente. Quelle note suggestive e destrutturate, i battiti, gli arpeggi, le spennellate libere del contrabbasso via via si concretizzano e si modellano su Stadera, di Pino Daniele, a cui è dedicata una serata che vedrà la rivisitazione (rispettosa, affettuosa, intensa) di alcuni suoi brani, ma anche molto Jazz, e Blues. E Stadera diventa swingante, jazzistica, pur se comunque sempre percepibile.

Un ostinato di contrabbasso introduce l’inebriante, incalzante Bluesology, di Dado Moroni, che ancora una volta si dimostra musicista che non ricalca o emula o interpreta il Jazz, o il Blues, rischio che corrono tutti i jazzisti e sul quale molti cadono. Dado Moroni possiede davvero un’ anima Jazz, e in questo caso, Blues.
E se la struttura di Bluesology è quella classica del Blues, ad ascoltarla con questo Trio non c’è nemmeno per un istante la sensazione del “già ascoltato”.
Gli scambi ogni 8 battute tra pianoforte e batteria, tra contrabbasso e batteria, gli spazi predefiniti per gli assoli, sono trascinanti, appaganti, tutt’altro che scontati. Ed è da tanto che non cito il leggendario interplay tra i musicisti: è arrivato il momento di evidenziarlo. Tra De Piscopo, Moroni e Bonaccorso scorre un notevole interplay.
Quando parte Tu dimmi quando, un po’ ci si commuove e ci si emoziona. La presenza di De Piscopo alla batteria rende questo omaggio a Pino Daniele (quanti tributi ascoltati, quest’anno, forse troppi!) diverso da tutti gli altri. C’è l’intenzione, c’è l’anima di un musicista che ha creato un suono unico insieme a Pino Daniele, e che è ancora lì.
Moroni e Bonaccorso si abbandonano a quel suono e il risultato è una ballad inevitabilmente risonante di ciò che è stato ma anche di ciò ancora esiste.


Lo stesso accade con Je so pazzo, in cui la batteria, pur nella irrefrenabile, portentosa, torrenziale improvvisazione, di un De Piscopo che si diverte come un pazzo con un drumming mai uguale, sempre imprevedibile, mantiene, sacralmente, alcune pietre miliari, i pattern ritmici distintivi di un brano oramai leggendario.
Il risultato è che viene da cantare, che il tutto è evocativo, ma non perché nostalgico: ti viene da sorridere, perché quella musica, che amavi, c’è ancora.
Tanto che per me è stato stranissimo non aver sentito il pubblico cantare ad alta voce.

I musicisti dialogano con il pubblico, raccontano aneddoti, spiegano la scelta dei brani: Nigerian Marketplace, di Oscar Peterson, Drum Conversation, di Tullio De Piscopo, che racconta le mattinate alla Bagaria Studios a Formia, Tricotism di Oscar Pettiford, raccontata da Rosario Bonaccorso, Charlie’s Moment, di Dado Moroni.


Si prosegue per un’ora e mezzo, ci si diverte, si ascolta, si battono le mani: i musicisti si divertono e divertono. Si vive una sensazione di appagamento, e si ascolta un ottimo Jazz. E di una serata come questa non si può non essere grati a tutti e tre i musicisti sul palco. E a Tullio De Piscopo non si può non essere grati per come è e per come è beneficamente contagioso: per la musica, per l’entusiasmo, per l’energia per il suo drumming fresco, che va dalla carezza all’ esplosione, dallo swing a velocità impressionante fino alla milonga, quella bellissima e intensa del bis finale.


