ALBA JAZZ 2024: Jeremy Pelt

Jeremy Pelt, carismatico trombettista statunitense, chiude il Festival con la sua formazione di giovanissimi

Pelt

Reportage di Daniela Floris (parole) e Carlo Mogavero (foto) per JazzDaniels

Alba Jazz
30 giugno 2024, ore 21

Arena Estiva, Teatro Sociale Alba
Tomorrow’s Another Day

Jeremy Pelt, tromba
Jalen Baker, vibrafono
Misha Mendelenko, chitarra
Leighton Harrel, contrabbasso
Jared Spears, batteria

La diciassettesima edizione del Festival Alba Jazz chiude con il Jazz newyorkese, proprio quello che si immagina se si immagina di ascoltare il Jazz in un tempio del Jazz di Ny, magari il Village Vanguard.
Il Jazz giusto, con i suoi temi originali complessi, esposti per intero all’aprirsi del brano, seguiti da assolo separati dei vari componenti della band, di dialoghi serrati tra musicisti, di interplay, riproposizione finale del tema iniziale. E’ un’atmosfera precisa, una specie di comfort zone che gli amanti di questo Jazz conoscono bene e che amano ascoltare.

Pelt

Pelt è un fantastico trombettista che in effetti non delude. E’ uno degli esponenti più amati del Jazz contemporaneo afroamericano di questi ultimi anni. Ha suonato con musicisti come Ravi Coltrane e Cedar Walton, tanto per nominarne due.
Ha un suono denso, un fraseggio arioso, vivace, una cura nel non sprecare le idee che emergono durante la performance, e ha la capacità, di far trapelare, tenendolo creativamente sotteso, il tema principale: anche negli momenti di improvvisazione più decisa. Il che crea una tensione piacevole, ma anche un senso di appagamento davvero particolari, un contrasto inusuale.

Pelt

Con lui quattro musicisti giovanissimi, suoi ex allievi, brillanti, creativi, e perfettamente inquadrati nel clima creato dal leader.
Il più giovane, appena diciannovenne, è Jared Spears, batterista: già capacissimo di cambiare registro con disinvoltura da tempi terzinati incalzanti e leggeri, a incursioni possenti: ma non è scolastico. Sa bene come modulare i timbri, anche a seconda dell’interlocutore preferito del momento, e alla scelta del contrasto che gli serve di accentuare.

Pelt
Pelt
Pelt

Al vibrafono c’è il più anziano dei quattro, il ventinovenne Jalen Baker: i suoi assolo cominciano centellinando le note, come per studiarne ed esaltarne il sapore, per poi infittirne la trama, da ogni punto di vista. Gli episodi in duo con la chitarra e con il contrabbasso sono eleganti, perchè Baker ha la sensibilità di saper cambiare ruolo quando occorre: può semplicemente sottolineare con piccoli tocchi il lavoro dell’altro, esaltandolo, o intrecciarvisi, dando vita ad un flusso unico fatto di timbri contrastanti.

Pelt

Alla chitarra un giovane di origine ucraina, Misha Mendelenko: dal più semplice riff di colore, in stile bossanova, che crea l’atmosfera iniziale, all’improvvisazione più brillante ed energica, mantiene classe, grazia e una delicatezza che sembrerebbero essere il suo tratto distintivo, la sua cifra stilistica.

Pelt

Al contrabbasso, Leighton Harrel, classe 1999, come Mendelenko: Pelt orgogliosamente li presenta come musicisti eccellenti sottolineandone la giovanissima età.
E Harrel non delude le aspettative che Pelt stesso crea presentandolo al pubblico: un suono capace di essere punto di riferimento anche nei momenti di insieme, una grande precisione negli obbligati (spesso omoritmici con la chitarra), tecnica perfetta durante i classici walkin’ bass rapidissimi, fantasia e freschezza negli assolo.

Pelt
Pelt

E a proposito di assolo, quello di Pelt, sul silenzio assoluto degli altri strumenti, porta alla luce un lirismo che, nei brani in quintetto, per l’atmosfera generalmente più dinamica e graffiante, rimane un po’ inespresso. Un lungo passaggio di tromba, dalle sfumature toccanti, intense.
La suggestiva Who can I turn to, parte sfumata sull’ultima nota del solo, quando, piano, senza stacchi, si uniscono il contrabbasso, che sottolinea solo i quarti, la batteria, che respira toccata dalle spazzole, la chitarra, che armonizza dolcemente con pochi e congrui accordi, e infine il vibrafono con piccoli tocchi leggeri.

Pelt
Pelt

Il concerto riprende ritornando al suo assetto originario, tra scambi veloci, volume sostenuto, improvvisazioni vivaci e scattanti. Per tutto il concerto Pelt parla descrivendo i brani, raccontando aneddoti, conquistando il pubblico, che alla fine si dimostra caloroso e grato.

Pelt


Alba Jazz si conclude con il Jazz Jazz: e porta sul palco, per questa edizione, tanti giovanissimi di talento, che diventano la cifra di questo Festival 2024.