Il Teatro Olimpico accoglie Fred Hersch

A Vicenza Jazz, in trio con Drew Gress e Joey Baron

Vicenza Jazz 2021

Teatro Olimpico, 7 luglio 2021, ore 20:30

Fred Hersch Trio

Fred Hersch, pianoforte

Drew Gress, contrabbasso

Joey Baron, batteria

Il Teatro Olimpico accoglie Fred Hersch, a Vicenza Jazz, in Trio con Drew Gress e Joey Baron.

Se provate a leggere un po’ in giro, Fred Hersch è definito musicista di stampo billevansiano: è un modo certamente agevole di definire il suo linguaggio pianistico, il suo mondo di riferimento, di definirne un po’ i confini espressivi, attribuendone la genesi, l’ ispirazione, a Bill Evans.
Ma quando poi lo si ascolta, dal vivo per di più, si capisce che le semplificazioni, le etichette, vanno bene solo a fini didascalici, divulgativi, che hanno valenza al massimo di traccia, di orma, di indicazione di massima.
Perché Hersch suona come Hersch, avendo fatto tesoro di tanta musica, e probabilmente non ha nessun senso cercare di riconoscere, o peggio ricostruire, quanto e quale Bill Evans sia inscritto nella sua poetica.

Il magnifico concerto di Hersch in trio è stato un percorso, in ogni istante inaspettato, nel Jazz, e anche un po’ oltre il Jazz, nei luoghi scelti da Hersch, da lui raccontati, affrescati, fotografati, con un intento espressivo e personale molto intenso, anche nei momenti più tenui e impercettibili di pianissimo, quando gli scambi con la batteria incredibile di Joey Baron sono divenuti quasi spirituali.

La suite dedicata a Kind of Blue, di Miles Davis, si apre con Blue in Green, il cui tema viene proposto fedelmente e con una cura espressiva estrema, e sottolineato da un sottofondo soffuso delicatamente, in cui le spazzole di Joey Baron indugiano a lungo solo e soltanto sul rullante, con leggerissimi e rari battiti sui ride. L’armonizzazione del pianoforte è essenziale e prevede un ostinato che poi passa al contrabbasso. Il tema è ridisegnato con microvarianti timbriche, accenti ritardati o anticipati, e sapienti, piccoli silenzi.


Non siamo davanti all’ esecuzione dello schema Jazz, rigidamente e comodamente riproposto come fossimo alla voce dell’ enciclopedia del Jazz La ballad nel Jazz Trio. Hersch è compositore, in senso letterale, anche quando, amando una melodia, la ripropone nella sua interezza.
E’ raffinato e sensibile interprete, che maneggia creativamente stilemi e brani a noi noti, padroneggiandoli, e potendosi permettere ampie licenze poetiche. Il suo ST. Thomas, brano leggendario di Sonny Rollins, è un distillato di calypso, snocciolato con disinvoltura, energia e un sottile senso della misura (nei volumi, nell’interazione con la meravigliosa batteria di Baron e del contrabbasso fondante di Gress), in cui è attraente il suo indugiare su dissonanze armoniche che danzano sull’inconfondibile ritmo originale.

Non si può non sottolineare il profondo dialogo con il contrabbasso e la batteria: Gress e Baron non eccedono mai eppure i loro interventi, misurati, densi di suono così come di sapienti silenzi, sono un gioiello di estro espressivo.
Joey Baron spesso procede per “sezioni” sulla sua batteria: i tom, oppure solo il rullante, piccole incursioni sui ride, le spazzole spesso e volentieri anche nei brani swinganti. Quando suona con gli altri persegue il suono complessivo in maniera semplicemente poetica, talvolta limitandosi a incidere sui tempi pari, minimizzando gli interventi, e diventando travolgente negli assoli.

Drew Gress sottolinea, esalta, incornicia ogni particolare melodico, armonico, ritmico, con interventi pieni di suono, vere e proprie parole chiave dell’ andamento dei brani. Negli assoli svela tutta la propria capacità lirica.

Un trio dalla coesione mirabile.


Some Other Time è l’unico brano in solo, presentato per il bis, per il quale non dirò altro se non che la cura così poetica, sensibile, ispirata della melodia ha reso quei minuti commoventi. In fondo la musica ha senso anche, e forse soprattutto, per le corde che riesce a toccare in chi ascolta, per il suo impatto emotivo, nella consapevolezza che un’ esperienza sensoriale non è assoluta ma strettamente personale: per noi è stato così.


Di seguito le foto scattate da Daniela C. al sound check, occasione in cui spesso si ha la percezione del clima che si respira prima del concerto. Siamo felici di regalarvele.