Iseo Jazz 2020 – Waltz for Evans

Quest’anno Iseo Jazz – La casa del jazz italiano non avrà la sua ventottesima edizione. 

Le conseguenze del Covid 19, soprattutto in un’area colpita duramente come quella del lago d’Iseo (e della provincia di Bergamo) si sono fatte sentire.

La rassegna ha comunque voluto testimoniare la sua presenza e il suo radicamento sul territorio, commemorando le vittime del Covid 19, con un unico ma significativo concerto, in prima esecuzione assoluta, frutto della collaborazione tra tre festival: Iseo Jazz, il Grey Cat (che ha programmato il concerto il prossimo 3 agosto a Follonica) e il Firenze Jazz Festival.

Domenica 19 luglio alle ore 21, sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea ad Iseo, sul palco sono saliti Enrico Pieranunzi al pianoforte, Stefano Cocco Cantini ai sassofoni e Maurizio Franco ai testi e voce ed hanno presentato Waltz for Evans – Musiche e letture nel quarantennale della scomparsa di Bill Evans.

Il progetto speciale di ben tre festival (Grey Cat, Iseo Jazz, Firenze Jazz Festival) è un omaggio al grande pianista americano ed unisce musica e letture in un articolato spettacolo nel quale ai duetti e ai soli dei musicisti si alterneranno letture sui brani eseguiti.
Daniela Crevena l’ha fotografato per voi.

 

Alba Jazz 13 edizione: Fabrizio Bosso e Mauro Ottolini STORYVILLE STORY

Seconda serata in piazza Michele Ferrero

Le foto sono di DANIELA CREVENA

Alba Jazz 2019
7 giugno 2019, piazza Michele Ferrero, ore 21:30
Fabrizio Bosso e Mauro Ottolini – Storyville Story

Fabrizio Bosso, tromba
Mauro Ottolini, trombone
Vanessa Tagliabue Yorke, voce
Paolo Birro, pianoforte
Riccardo Di Vinci, contrabbasso
Paolo Mappa, batteria

Questo report comincia dal centro del concerto, per la precisione dall’ ottavo brano. Paolo Birro, pianista, suona da solo sul palco.
Paolo Birro è un fuoriclasse del pianoforte: l’ho ascoltato più volte suonare in contesti di organici piuttosto poderosi, come la Lydian Sound Orchestra diretta da Riccardo Brazzale, o come in questo caso nelle band di Mauro Ottolini: il suo apporto, per creatività, padronanza dello strumento, tocco, mi è sempre parso determinante, originale, così come mi sono apparsi notevolissimi i suoi assoli.
In stile: siamo in un contesto di ricostruzione storica del Jazz della New Orleans dei primi anni del 900, quasi musica classica, se vogliamo – con tutto che l’improvvisazione, anche se in stile, rimane comunque improvvisazione, composizione estemporanea.
Dinamiche perfette, congrue,ad un periodo storico preciso del jazz: ma tali dinamiche (i passaggi dal piano al forte, gli accenti, le intenzioni, per essere più chiari) nella loro essere ineccepibili, hanno personalità, non sono scontate, non te le aspetti. E poi il tocco, che nel pianoforte è tanto importante poiché aspetto caratterizzante di ogni pianista da un certo livello in su, così importante da aver meritato delle vere e proprie classificazioni che ne prevedono una gamma dal duro e metallico all’impressionista (semplificando, non me ne vogliano i puristi), e che in Paolo Birro è particolare: potente, ma garbato, poetico ma rigoroso, ricco, in questo caso unito ad una tecnica ferrea non importante in sé stessa ma poiché  asservita ad una espressività particolarmente intensa.

Insomma un musicista notevole, da ascoltare con attenzione, senza lasciarsi sfuggire nulla del suo suonare .

Storyville Story, questo è il nome del progetto di Mauro Ottolini con Fabrizio Bosso, è, come accennato, un salto nel Jazz della New Orleans dei primi anni del Novecento. Mauro Ottolini ha recuperato brani noti, e meno noti, alcuni quasi dimenticati, ri -arrangiandoli per  quintetto + voce.
Un  vero e proprio spettacolo musicale, che parte subito con grande energia, tenuto conto anche che sul palco ci sono musicisti che con i loro strumenti sanno fare davvero di tutto, e possono permettersi di replicare alla perfezione uno stile così connotato, nonostante ognuno abbia il proprio personalissimo modo di fare musica.

Il primo brano è in quintetto e delinea l’atmosfera e la struttura voluta da Ottolini in questo particolare contesto. Presentazione del tema ad opera di tromba e trombone, che procedono insieme sdoppiandosi tra unisoni e due voci, struttura armonica tradizionale tutelata con perseveranza senza digressioni– come è giusto che sia in ambito di ricostruzione esatta di uno stile del passato – improvvisazione libera nel senso di non scritta, ma rigorosamente nei canoni di un Jazz che ovviamente  ancora non aveva conosciuto nemmeno il bebop.


Al secondo brano entra in scena la potente voce di Vanessa Tagliabue Yorke, cantante che da sempre non cura solo lo studio della voce, ma anche, in ogni particolare, le movenze, la presenza scenica, ogni piccolo gesto abbinato ad ogni nota emessa. La sua vocalità è vigorosa e si intreccia con le possenti voci di tromba e trombone dei due fuoriclasse Bosso e Ottolini.
La semantica dell’atmosfera di New Orleans è riprodotta fedelmente da Bosso e Ottolini, che danno fondo ad un vasto repertorio di suoni  da virtuosi quali sono (gridi, glissando, barriti, fraseggi, dinamiche a contrasto).
Con loro la batteria di Paolo Mappa, stilisticamente impeccabile, il contrabbasso intenso e rigoroso di Riccardo Di Vinci, che detiene l’impalcatura strutturale di tutto, e il pianoforte di Paolo Birro, di cui si parlava all’inizio.

Tra un Nobody knows you e un St. Louis Blues il quintetto si dipana tra obbligati perfettamente quadrati, assoli funambolici di Bosso e Ottolini, momenti poetici – le intro di Birro – , i virtuosismi vocali di Vanessa Tagliabue Yorke e un dialogo serrato tra musicisti che rende evidente il durissimo lavoro preparatorio a monte di uno spettacolo (non solo un concerto) che ha acceso una piazza via via sempre più gremita.

L’ impatto su chi vi scrive

Arrangiamenti inappuntabili, Mauro Ottolini istrionico e allo stesso tempo rigoroso, Fabrizio Bosso sempre più eclettico e tecnicamente sbalorditivo, Paolo Birro intenso e prezioso: con Vanessa Tagliabue Yorke, Riccardo Di Vinci e Paolo Mappa il risultato è un concerto/spettacolo divertente, scoppiettante, molto adatto ad uno spettacolo in piazza nel quale un pubblico vario – dai bambini di due in su – ha potuto assistere ad un pezzo di storia del Jazz. Magari la storia della musica la si potesse imparare, sempre così.
Qui di seguito gli scatti di Daniela Crevena durante il sound check!