Antonio Sanchez & Migration ad ALBA JAZZ 2026

Alla 19′ edizione del festival Sanchez e il suo quintetto dalla sonorità dirompente

Sanchez

Reportage di Daniela Floris (parole) e Carlo Mogavero (immagini)

Alba Jazz 2026

Arena Estiva, Teatro Sociale Alba

10 luglio, ore 21

ANTONIO SANCHEZ & MIGRATION


Antonio Sanchez, batteria

Thana Alexa, voce – effetti

Seamus Blake, sax

Gwilym Simcock, pianoforte

Orlando le Fleming, contrabbasso

Un concerto energico, adrenalinico, policromico, poliritmico e con notevolissima presa sul pubblico, quello di Antonio Sanchez con il quintetto Migration. Gli ingredienti? Tecnica ferrea di tutti i musicisti, contrasti dinamici accesi tra pianissimo e fortissimo, escursioni potenti tra obbligati, unisoni e improvvisazione libera, un set di batteria con ben tre rullanti, pennellate di elettronica in una compagine acustica, pianoforte in un arco espressivo tra pulsazione cubana a sonorità quasi debussyane.

Si parte con Northbound. Gli strumenti entrano gradatamente, partendo da una intro di batteria, alla quale si uniscono il contrabbasso di le Fleming con suoni di corde pizzicate dalle mani di Simcock, e creano uno sfondo sonoro nel quale si inseriscono, all’unisono, le voci della compagine: Thana Alexa e Seamus Blake, che presentano il tema principale con una grande precisione reciproca e di intonazione. Il risultato è un unico suono nuovo, che sarà una delle cifre stilistiche di tutto il concerto.

Sanchez

Il drumming è terzinato, torrenziale, i tre rullanti sono in assetto quasi contrappuntistico – Sanchez cura le sfumature timbriche anche nei momenti più dinamici – e in un lungo episodio in cui le voci di Thana Alexa e Seamus Blake tacciono, il trio esplora il linguaggio jazzistico con assoli, scambi di otto battute tra contrabbasso e batteria, improvvisazione corale. Il brano si chiude tornando al tema unisono tra voce e sax, che, come accennato, verrà riproposto in vari brani.

Sanchez
Sanchez

Minotauro, capolavoro di poliritmia, con la sua intro di contrabbasso in 6/8 + 5/8 che precede l’entrata stabilizzante, ma sempre asimmetrica, della batteria, ha un andamento denso di modulazioni metriche, accenti incrociati, caratteristica dell’eccezionale tecnica compositiva ed esecutiva di Sanchez.
Anche in questo caso entra in scena l’unisono di sax e voce, con improvvisi sdoppiamenti, seguito dal lungo episodio in Trio con il contrabbasso che predilige l’aspetto ritmico con note ribattute. Al rientrare dell’obbligato delle due voci, Thana Alexa parte con uno scat complesso e a voce spiegata, che termina in uno scambio alternato con il contrabbasso di le Fleming.

Nella rilettura di Fire and Rain di James Taylor, cantata da Thana Alexa, il tessuto armonico è creato dalla stessa con la loop station. E’ un substrato denso, un’ armonizzazione cromatica inedita, sottesa al tema, che invece rimane melodicamente fedele all’originale. La batteria di Sanchez è suggestiva, senza fronzoli, asseconda il clima slow down. Gli inserti del sax sono di respiro e si agganciano alla voce. Il brano torna circolarmente a chiudersi in un pianissimo e lo sfondo armonico iniziale.

Sanchez

Gli assoli sono tutti di alto livello, ne cito in particolare uno di pianoforte del bravissimo Gwylim Simcock, di suggestione impressionistica, che contrasta con l’atmosfera sonora generale e che, paradossalmente, la esalta.

Sanchez

Thana Alexa è sempre perfetta, nel timing, nelle dinamiche, nell’interazione con il suo alter – ego, il sax elegantemente irruento di Seamus Blake.

Sanchez

Il contrabbasso di Orlando de Fleming è ritmico, armonico, melodico, perfettamente a suo agio in ogni episodio, anche quando duetta con la batteria di Sanchez.

Antonio Sanchez è anima, mente, artefice, di quello che appare un vero e proprio collettivo artistico: il suo Migration, nato in occasione del suo primo album da solista, nel 2007, per l’etichetta CAM JAZZ, continua ad essere una fucina di musica, artisti che vi si avvicendano, e in versione live continua a essere fonte di energia reciproca per tutti i musicisti. Pur restando il naturale punto di riferimento del quintetto, Sanchez non esercita mai una leadership accentratrice: al contrario, costruisce un autentico collettivo musicale, in cui ogni musicista contribuisce con pari autorevolezza allo sviluppo del discorso sonoro.
Il pubblico dell’ Arena, entusiasta ed elettrizzato, non a caso chiama a gran voce un bis: naturalmente, concesso.

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