41° Open Papyrus Jazz Festival Ivrea – Jelly Roll

La musica di Jelly Roll Morton

41° Open Papyrus Jazz Festival Ivrea Jelly Roll – The music of Jelly Roll Morton

Parole di Daniela Floris

Foto di Carlo Mogavero

Ivrea, Cortile Museo Garda, venerdì 3 settembre 2021, ore 21

Helga Plankensteiner: baritone saxophone, vocals
Achille Succi: bass clarinet
Glauco Benedetti: tuba
Michael Lösch: tastiere
Marco Soldà: drums


Massimo Barbiero è un direttore artistico che ama portare sul palco ottima musica di ogni colore, origine, genere. E dunque dopo il concerto alla Sala Santa Marta ispirato ai Notturni di Chopin, con Emanuele Sartoris e Daniele Di Bonaventura, nel bel cortile del Museo Garda è andats in scena Jelly Roll, strepitosa compagine di fiati, tastiere e batteria che rende omaggio a un musicista leggendario, autoproclamatosi inventore del Jazz, compositore, pianista, di certo ideatore di uno stile inconfondibile: Jelly Roll Morton.

L’organico è particolare, i fiati sono tutti di timbro scuro: sax baritono, clarinetto basso, tuba. Pianoforte e batteria completano l’ ensemble (la tuba dunque si unisce alla ritmica, facendo spesso le veci del contrabbasso).

Il concerto comincia quasi sottovoce, senza la batteria, ed è così che i musicisti ci fanno entrare nel loro particolarissimo suono, rendendolo soffuso, avvolgente. Quando appare la batteria, il ritmo diventa sostenuto e le voci cominciano ad intrecciarsi, sapientemente, e a crescere: gli arrangiamenti sono incisivi, ricchi, agili, ricostruiscono una atmosfera ben connotata ma in maniera creativa. Black Bottom Stomp ha tutto il brio del brano originale, ma dal timbro particolare dato dalla scelta di strumenti tutt’ altro che squillanti.

Alle parti obbligate, dai rigorosi intrecci melodico – ritmico – armonici, in cui nulla è lasciato al caso, si affiancano episodi di improvvisazione a dir poco trascinante: se a improvvisare è il sax, potremo ascoltare clarinetto basso e tuba impegnati in strenui ostinati e note ribattute, che sottolineano il ritmo insieme alla batteria, per poi riatterrare tutti insieme nel tema principale. Una musica scorrevole, dinamica, che diverte prima di tutto la band che la esegue, e che contagia chi ascolta senza cadere mai nel rischio del tributo di maniera.

Quando il sax baritono di Helga Plankensteiner e il clarinetto basso di Achille Succi tacciono, si materializza un trio di tutto rispetto che swinga, improvvisa, gioca a scambi continui. La batteria di Marco Soldà ha un groove notevolissimo. La tastiera di Michael Lösch e la batteria riecheggiano lo stile di Jelly Roll Morton impastandolo con verve creativa. E la tuba di Glauco Benedetti non è lì solo per dare incalzanti e pomposi impulsi ritmici, ma interviene con vere e proprie linee melodico ritmiche che si incrociano e dialogano con il pianoforte, anche quando l’ensemble suona al completo.

Il concerto scorre per più di un’ora con continui colpi di scena (dal punto di vista sonoro), dinamiche raffinate, arrangiamenti per i quali Helga riceverà a fine serata i complimenti ammirati di Ralph Towner, che assisteva al concerto aspettando di salire sul palco subito dopo.

Un quintetto davvero da non perdere: rileggere un classico del Jazz mantenendone l’atmosfera ma in modo del tutto nuovo non è cosa scontata. Esplorate!

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