41° Open Papyrus Jazz Festival Ivrea – Duo Di Bonaventura Sartoris

Notturni

Parole di Daniela Floris
Foto di Carlo Mogavero

41° Open Papyrus Jazz Festival Ivrea – Duo Di Bonaventura Sartoris – Notturni



Sala Santa Marta, 3 settembre 2021, ore 19

Daniele Di Bonaventura, bandoneon

Emanuele Sartoris, pianoforte

Premessa: a Santa Marta durante in concerti nella sala adiacente si sono svolte le Installazioni d’arte a cura di ARTE IN FUGA: artisti hanno dipinto in tempo reale contemporaneamente ai concerti. Per questo motivo affianchiamo le foto dei due eventi. All’ Open Papyrus Jazz Festival il direttore artistico Massimo Barbiero ha come punto fermo che le arti convivano e siano osmotiche e senza confini reciproci.

Notturni è un disco da poco uscito per l’etichetta Caligola Records, che viene presentato durante un bel concerto, il primo cui assistiamo al festival Open Papyrus, che vede un sodalizio inedito: il bandoneon di Daniele Di Bonaventura e il pianoforte di Emanuele Sartoris.
II progetto nasce da un’ idea di Sartoris, che intende il notturno come composizione nell’accezione chopiniana: “Il tipo del notturno chopiniano è quello pianamente elegiaco, sentimentale, ove talvolta la frase assume l’aspetto quasi di un declamato lirico.” Ma, spiegherà nel corso del concerto, al tempo di Chopin si improvvisava. Musica classica e Jazz non sono incompatibili. E le etichette rigide, nella musica, sono spesso controproducenti, inesatte, asfittiche.

Notturni comincia con l’ispirazione fondante di tutto il progetto, ovvero Chopin: il tema melodico del Notturno Opera 9 n° 1 è inizialmente presentato dal pianoforte e delicatamente sottolineato dalle note lunghe del bandoneon, ma andando avanti ci saranno anche toccanti unisoni.
Quando il tema passa a Daniele Di Bonaventura l’ atmosfera diventa suggestiva, straniante: è una questione di timbro, inusuale e affascinante, che tramuta la melodia che si è avvezzi ad ascoltare al piano in qualcosa di nuovissimo eppure totalmente familiare. La somma inaspettata di due fattori che fanno parte della nostra cultura musicale: un tema noto di musica classica eseguito con un suono che ci porta alla musica popolare.

L’intreccio, per tutto il concerto, è tra musica classica, tradizionale, improvvisazione. Ma è anche intreccio e dialogo, mai scontro, tra due modi di esprimersi in equilibrio tra l’ espressività traboccante e a tratti impetuosa di Sartoris, e quella poetica, intensa, lirica di Di Bonaventura, che sceglie di tratteggiare, accennare, alternando momenti di intensità solistica a sussurri armonici quasi sottesi eppure fondamentali .
E ancora incrocio tra musica scritta e momenti liberi, alternati, contemporanei, episodi di quasi silenzio e momenti di potenza sonora massima, momenti in cui l’ acustica della sala penalizza un po’ i particolari, per l’altissima densità di note senza pause, che finiscono per sovrapporsi e impastarsi.


L’impostazione classica di Sartoris emerge nella composizione delle parti obbligate, complesse eppure di impatto, in cui una tecnica ferrea è condizione necessaria per eseguire non solo i Notturni di Chopin rivisitati, ma anche i brani originali, nei quali l’interpretazione è la seconda fase che segue a quella dello studio serrato di ogni particolare.

Così la personalità di ognuno emerge nel tocco, nelle dinamiche, nei colori di una trama scritta rigorosa ma non certo paralizzante, e anzi sembra alimentare di spunti i momenti di libera improvvisazione. Sartoris non fa mistero della sua preparazione tecnica, percorrendo la tastiera con ogni acrobazia possibile, una vera fabbrica di suono. Di Bonaventura con il suo bandoneon canta, a volte tuffandosi in quel potente magma sonoro, a volte sovrastandolo con fraseggi incisivi e quel timbro dritto e cristallino che è come un ricamo lucente su un ricco broccato.

Ad un certo punto la condivisione diventa anche condivisione dello strumento: Di Bonaventura lascia il bandoneon e raggiunge Sartoris al pianoforte. Le foto parlano per noi.

Notturno d’inverno (composizione di Di Bonaventura), Plenilunio, Sancta Sanctorum: i brani originali si susseguono tra momenti sonori scuri, pastosi, massicci, spesso lirici, ed episodi più intimi, in cui il pianoforte si ritrae e culla melodie tenui ma intense, cantate dal bandoneon.

Il Notturno Opera 9 n° 2 è l’ultimo brano, in cui Chopin, Sartoris e Di Bonaventura si ritrovano, chiudendo un’ ora di musica inaspettata e travolgente.



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