ZORRO – Francesco Bearzatti Tinissima Quartet

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Tutte le foto sono di Carlo Mogavero

CROSSROADS –  JAZZ E ALTRO IN EMILIA ROMAGNA, 21′ EDIZIONE 2020 

CASSERO TEATRO COMUNALE – CASTEL SAN PIETRO TERME
29 luglio 2020, ore 21:15

Francesco Bearzatti Tinissima Quartet

Francesco Bearzatti: sax , clarinetto, flauto indiano
Giovanni Falzone: tromba
Danilo Gallo: basso elettrico, effetti a pedale
Zeno De Rossi: batteria 


Questo è il primissimo concerto dopo la chiusura dovuta al Coronavirus alla quale ho assistito dal vivo, spostandomi di casa, anzi, appositamente di città, ed è per questo concerto che ricomincio a scrivere dopo mesi e mesi di inattività e di musica vista e ascoltata attraverso dirette, sessioni zoom, videoparty. Ed è anche tra i primi concerti cui ha assistito, e che ha fotografato dopo mesi, Carlo Mogavero, in questo caso disciplinatamente fermo silenzioso e seduto alla poltrona a lui assegnata, in rispetto delle severissime norme anti-covid. 
Abbiamo preso posto quasi increduli. 
Zorro, (ultimo cd del quartetto, edito da Cam Jazz, uscita prevista in autunno)  lo dico da subito, è stato il concerto perfetto da cui ricominciare.  Per il concept, cinematografico ed evocativo di avventure lontane, eppure così familiari persino per i ragazzini di oggi. E anche perchè i Tinissima continuano ad essere, divertenti, energici, creativi, affiatati. 

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Il progetto è raccontato da Francesco Bearzatti, che presenta i brani, spiegandone i titoli e la storia. E tutto il concerto è un racconto in musica: le poche parole servono ad orientarsi, ma in realtà è la musica a tracciare un vero e proprio film sonoro, in cui chi assiste ha il privilegio di poter fantasticare, a suo modo e secondo la propria immaginazione,  su episodi, personaggi, vicende, affrescati dagli stessi musicisti. Le immagini evocate a chi ora vi scrive, ovvero io, possono differire da immagini evocate ad altri o anche da quelle che si prefiggevano i musicisti, ed è  il valore aggiunto di questo concerto, la sua caratteristica più bella. Chi ascolta è il regista e lo sceneggiatore del proprio film immaginato. Qui di seguito leggerete il mio film, evocato da Tinissima quartet. 

PERSONAGGI, LOCATIONS, SITUAZIONI

Zorro, il protagonista, ha un suo tema personale molto connotato, che infatti ritroveremo alla fine, con diverso arrangiamento, in “El triunfio de Zorro“. Il nostro paladino della giustizia è presentato a voci spiegate dal sax di Bearzatti e dalla tromba di Falzone, ai quali si uniscono quasi subito, dopo una breve intro, il basso di Danilo Gallo e la batteria di Zeno De Rossi, che definiscono una vera e propria location western nel quale il protagonista e gli altri personaggi agiscono.

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In un film però le location cambiano. E la Terra India è quella terra tradizionale, tribale, che esisteva ben prima della colonizzazione, l’altro lato percepito del paesaggio in cui si muove il nostro eroe. E questo paesaggio viene cinematograficamente evocato
dal flauto indiano di Bearzatti e dai mallets sui tamburi e dalle conchiglie di De Rossi.
La ricerca timbrica è una delle caratteristiche di questo progetto, alla quale tutti e quattro i musicisti concorrono, in maniera sinergica, paritaria.

El regreso, il ritorno di Zorro nel suo paese, comincia con il fischio di Zeno De Rossi, che anticipa il primo tema poi sviluppato da tromba e sax. Segue un secondo tema melodico, molto messicano, e i due temi si alternano, tra loro, in un continuo procedere a due voci e atterraggi in unisono. Su ognuno dei due episodi melodici Bearzatti e Falzone improvvisano.  I due possono contare sul basso  granitico, strenuo, eppure mai prevedibile di Danilo Gallo, che garantisce una funzione ritmica potente, arricchita da dinamiche e anche varianti timbriche spesso  in inusuale (e voluto) contrasto proprio con l’andamento solo apparentemente prevedibile dei suoi riff ostinati. 

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In Algo Mal  (Qualcosa non va, in spagnolo, a simboleggiare un momento di consapevolezza e di dolorosa riflessione di Don Diego De La Vega) l’assolo di sax di Bearzatti è dolente, e sfuma dal grido iniziale in una piccola e malinconica melodia. Le note gravi sono pastose, quelle acute taglienti.
E la tromba, che dopo un po’ vi si intreccia, ha il suo timbro inconfondibile, ma riesce anche allo stesso tempo a fondersi con il sax in un’unica voce nell’intento complessivo: cosa non facile, non scontata, per un musicista dalla personalità musicale spiccata come Falzone.  

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Insieme il quartetto arriva infine a una specie di marcia funebre disperata, dal volume altissimo, dall’intensità tangibile, anche per l’apporto drammatico, destrutturante della batteria di De Rossi. 

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Si ricomincia, come in uno squarcio di luce dopo una tempesta, con un dialogo tra il sax e il basso, in cui il pianissimo è intenso e profondo, mai esile, e che si inspessisce poco dopo con la voce della tromba. 
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Con Bernardo e Sergente Garcia il quartetto si appresta a caratterizzare i personaggi in musica. Come non riconoscere, ad esempio, il Sergente dal suo incedere pesante, affaticato  e spaccone? Gallo, al basso, ne ricostruisce il passo, complice la batteria di De Rossi. Bearzatti e Falzone, rispettivamente al sax e alla tromba, ne fanno immaginare il respiro in un crescendo irresistibile. Conclude la tromba con sordina di Falzone, che canta note lunghe ricche di dinamica, fungendo da raccordo con il brano seguente.

Ed è la volta di Lolita, la ragazza perdutamente innamorata di Zorro. Il basso introduce un riff sospeso, accattivante, a loop. Bearzatti entra con un secondo piccolo tema al clarinetto, in controcanto, tutto racchiuso in una terza maggiore.
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Queste due piccole melodie si incrociano, passano da uno all’altro per poi arrivare, in unisono, al tema finale della tromba. L’atmosfera è intima, delicata. 
Ed è il basso di Danilo Gallo, con un assolo struggente, chitarristico, appassionato, a chiudere uno degli episodi più intensi del concerto. 

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Fulmine, il destriero di Zorro,  viene inizialmente presentato (ribadisco, nel mio personalissimo film) nella sua potenza fisica, durante gli istanti prima della partenza, con note ribattute del basso e la batteria quasi tutta nei ride, e con incursioni di tromba e sassofono. La partenza arriva in un secondo momento, complice il cambio di registro della batteria (stavolta quasi onomatopeica, in una sfrenata corsa al galoppo) e al basso che si scioglie in un riff potente e propulsivo. Tromba e sassofono corrono anch’essi e il potente e fedele cavallo in corsa è lì, e non bisogna far altro che guardarlo sfrecciare davanti ai nostri occhi, verso il trionfo finale.

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E’ proprio El triunfio De Zorro il pezzo di chiusura: una variante un po’ funky un po’ rock un po’ deliziosamente sbruffona e divertente del tema assegnato al nostro eroe. Un po’ più che una sigla di coda. 

Francesco Bearzatti Tinissima Quartet è un gruppo a quattro ruote motrici: non una cosa da poco. Quattro voci potenti e un fine espressivo/descrittivo talmente efficace che, come si diceva più su, permette a chi assiste a questo concerto di vedere un film immaginario solo ascoltando.  E’ consigliabile andarli ad ascoltare dal vivo, dopo tanti mesi asfittici a casa a vedere concerti in monitor sezionati in tanti quadratini quanti i componenti di gruppi, orchestre e persino cori di cento elementi. 

Il bis è “Mandi Friul”, primo brano registrato dai Tinissima, nel disco dedicato a Tina Modotti. E il pubblico applaudendo mostra di conoscere bene e amare un gruppo oramai solido, affiatato, rodato e a un tempo divertente e impegnato. 

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